|
giu
19
|
Riporto qui di seguito, l’intervento di Matteo Mion fatto su Libero di venerdì 19 giugno 2009: Per chi ha già avuto occasione di leggerlo, può passare direttamente alla mia opinione sottostante l’articolo.
«Sabato e domenica Padova va al ballottaggio: gli abitanti della città del Santo sono chiamati a scegliere tra il candidato di sinistra, che ha già governato per ben tre mandati, e l’ex campione olimpionico di scherma Marco Marin. Al primo turno i due erano distanziati di pochi voti: 972 per l’esattezza quelli a favore dell’ex primo cittadino.
Così, dopo un lungo regno democristiano che impregnava ogni nervatura sociale della bianca Padova, Tangentopoli e la conseguente caduta degli dei scudocrociati hanno favorito l’ascesa politica di un funzionario dell’ex Pci. Un omino tarchiatello, dal passo rapido e deciso, di professione perito di cooperativa (rossa ovviamente), caparbio e determinato: Flavio Zanonato. Questi divenne noto alle cronache nazionali per aver innalzato un muro che recintava il piccolo Bronx veneto di via Anelli. In realtà si trattava di una staccionata di latta che si poteva abbattere con uno stuzzicadente, ma nell’Italia delle frontiere aperte al miglior delinquente, anche tale insignificante misura di sicurezza era bastata perché i Santoro e i Lerner soprannominassero “Sceriffo” il nostro primo cittadino. Il nostro eliminò pure le panchine da piazza De Gasperi, ridotta a un covo di malviventi, dopo aver dato qualche anno prima del razzista al trevigiano Gentilini autore e inventore del medesimo provvedimento. Dalle finestre di casa vedo spesso l’ex sindaco scendere dall’auto blu e camminare fino alla sua abitazione dirimpetto alla mia, facendo slalom tra i senzatetto. Qualche volta i nostri portoni vengono scambiati per orinatoi, ma lo Sceriffo non fa una piega.
D’altronde, nel nostro angolo di centro stiamo sempre meglio che nelle piazze storiche della città dove le abitazioni si sono deprezzate in anni di schiamazzi e tumulti serali sotto i vessilli delle bandiere arcobaleno. Proprio sotto le finestre di palazzo Moroni, sede del Consiglio comunale, vere e proprie bande di delinquenti sono dedite allo spaccio e all’ubriachezza molesta.
Nelle sere d’estate il Prato della Valle, seconda piazza europea per ampiezza dopo la piazza Rossa di Mosca, è ridotto a un campo nomadi. Non parlo poi della stazione ferroviaria per il rispetto degli uomini in divisa, poiché la zona è oramai fuori controllo e le poche volanti che vi transitano fanno persino tenerezza rispetto all’imponente massa di btiganti che vi circolano.
La prima volta che arrivò in città in treno la mia compagna fu accolta da una rissa a coltelli di magrebini: esperienza terrificante! Il problema però è che, dopo quasi dieci anni di Zanonato negli anni Novanta, provammo a votare Giustina Destro, in quota al centrodestra, che vinse le elezioni in quanto convintamente contraria al tram che la sinistra voleva rifilarci. La sindachessa, però, non volle poi rinunciare ai ghiottissimi stanziamenti economici previsti a Roma e, tolta una rotaia, ci propinò l’indesiderato bus su binario in barba alle promesse pre-lettorali.
Trascorsa la legislatura e a causa dell’inganno tramviario venne massacrata alle urne dal mai domo funzionario ex Pci. Toccò, così, ancora a Flavio, che frequenta salotti-bene nei festivi e coperative nei feriali, a menar le danze in città. Nella sua magnanimità progettuale lo scorso anno il rosso primo cittadino voleva omaggiarci pure della moschea e ovviamente senza nemmeno consultare tramite referendum i malcapitati cittadini che nel frattempo si stracciavano le vesti all’udire l’ottimo operato di Tosi e Gentilini nelle limitrofe Verona e Treviso. Un dato comunque è certo e inconfutabile: Zanonato nel proprio collegio elettorale ha sempre perso qualunque fosse l’avversario. Così nel weekend il centrodestra prova a mandarlo a casa, anche se Zanna ha sette vite e il centrodestra, che ha litigato per mesi prima delle elezioni sulla scelta del candidato, ha fatto di tutto per concedergliene l’ottava.
L’università, l’ospedale, il vescovo e le principali istituzioni della città sono con lo Sceriffo del nulla, ma i padovani sono con la sciabola di Marco Marin per dare una stoccata decisa che permetta a Padova di uscire dalle secche in cui si trova imprigionata da oramai troppo tempo».
L’articolo di Mion ritrae bene l’ambiente purtroppo decadente padovano. Per quanto riguarda il Muro di via Anelli, esiste addirittura una voce specifica in Wikipedia: a questo indirizzo potete trovare le caratteristiche del muro e l’evoluzione urbanistica del Bronx veneto. È effettivamente poco più di un recinto per animali: chi mai non riuscirebbe a scavalcarlo?
Oltretutto, edificando il muretto antispaccio Zanonato ottenne un effetto paradossalmente emigratorio. I delinquenti tipici della zona hanno aggirato il problemino semplicemente diffondendosi a macchia d’olio in tutta la città, creando nuove zone Anelli, come via Manara o via Fambri (ho avuto un’esperienza indiretta sulla vivibilità per un italiano in queste vie). L’intero centro storico è divenuto pericoloso non solo durante le ore notturne, ma pure in nelle diurne: sono all’ordine del giorno notizie di violenze, scippi o risse, talmente diffuse che non fanno più notizia e si è creata una sorta di indifferenza abitudinaria.
Pochi poi si ricordano le originali direttive del progetto del tram. Inizialmente il tram “rivoluzionario” possedeva la possibilità di uscire dalla rotaia in caso dovesse cambiare direzione o deviare di qualche metro. L’idea non venne realizzata ed il tram ora necessita di rimanere ancorato ai fili elettrici che oltretutto rovinano l’immagine della città e creano interferenze negli elettrodomestici degli edifici a cui sono collegati, senza dimenticare i continui infortuni su moto e bici al passaggio della rotaia o ancora la necessità obrobriosa di eliminare il porfido delle strade medievali (ricordo i vari servizi di Striscia sull’argomento tram: li trovate su Youtube). Non nego però che la responsabilità di aver scelto un prototipo così problematico, oltre che ricadere principalmente sulla giunta di sinistra, si debba ricondurre anche alla Destro che fece così un grosso errore.
Per quanto riguarda lo “schiamazzo” notturno nelle piazze del centro storico, non voglio esprimermi più di tanto. Posso solo esprimere il disappunto per le recenti regole decise dalla giunta rossa per gli orari di chiusura dei locali del centro: dal primo obbligo di chiusura alle 2 di notte, si è giunti ad anticiparla a mezzanotte, nella convinzione che fosse la somministrazione di alcolici (sembra una malattia…) a causare i disordini notturni! Ovviamente la soluzione rossa non ebbe l’effetto desiderato. Anzi, le conseguenze negative sono molteplici e collegate l’una dopo l’altra: perdita di turismo notturno e di clienti, fallimento di bar e pub con successiva chiusura dei locali, ammassamento dei precedenti clienti nelle piazze, aumento dello “schiamazzo”, desertificazione delle restanti aree del centro, aumento della delinquenza in queste aree deserte.
Complimenti Zanonato, belle mosse, molto antidemocratiche. Come lo è il rifiuto di indire un referendum per la moschea: il sindaco dovrebbe essere al servizio dei cittadini, i veri padroni della città, non viceversa come pare invece sia. Se non fosse per la poca unione all’interno dei partiti di destra a ridosso delle elezioni, che ha fatto dubitare molti elettori, ora non avremmo più una giunta rossa che favorisce la delinquenza anche se indirettamente.
Lascia una risposta stupida o intelligente.
Ehi! Devi essere loggato per lasciare un commento!
